Elezioni alle porte: consigli sulla comunicazione politica

Il prossimo anno si vota in molte regioni e città italiane e forse anche nella Capitale. Per la politica questo è un momento in cui cambiano gli assetti comunicativi. L'avvento delle piattaforme social ha infatti decisamente spostato il piano di confronto, dando alla rete un ruolo da protagonista. Ecco perché, i più arguti e/o giovani esponenti politici italiani, si stanno riaffacciando sui social. Hanno bisogno di rendersi visibili all'elettorato ed essere allineati alle loro esigenze.

Lavorando nel settore della comunicazione politica, abbiamo ricevuto negli anni tante le domande sul come si lavora nel settore. Abbiamo risposto nuovamente, riassumendo il tutto così:

 

Basta essere presenti? 

E' un primo passo. La presenza è fondamentale sempre ma va strutturata sia nel merito che nel metodo. Per questo, con la parte politica, va condivisa sin dall'inizio la strategia da adottare. Un piano che veda l'esponente comunicativamente coerente con le sue idee e attivo verso le istanze del suo elettorato.

 

Quanta interazione ci deve essere?

Sicuramente il confronto è alla base di tutto. Più volte ci è capitato di imbatterci in politici poco inclini al dibattito o che preferivano dichiarazioni equidistanti per non doversi esporre eccessivamente. Al di là del poco appeal mediatico di quest'ultime (avere una posizione netta e chiara è fondamentale), resta inteso che il web non è il palco di un comizio ma è lo "speak corner di Hyde Park" dove ognuno può e deve contribuire alla crescita del dibattito.

 

Che tipo di linguaggio utilizzare?

Non si potrà sfuggire da un linguaggio pulito, ironico e soprattutto dal linguaggio assertivo. Un tipo di comunicazione, coniata da Berlusconi e proseguita da Renzi, capace di affermare, definire, prevedere e prescrivere senza preoccupandosi di spiegare il come, il quando e con quali mezzi e risorse. Questa in rete può diventare un boomerang se non ben strutturata. Per questo sarà necessario, anche in minima parte, entrare maggiormente nel dettaglio solo per dare un'idea ma senza annoiare.

 

E' un lavoro che può fare chiunque dell'entourage politico?

Assolutamente no. I migliori progetti di comunicazione politica 2.0 falliscono proprio per questo. E' una questione di esperienza, competenze e sensibilità. Un fenomeno che, con la riduzione del consenso clientelare, richiede necessariamente un professionista del settore

 

Vale la pena investire nella comunicazione politica sul web?

La risposta la fornisce il Movimento 5 Stelle. Piaccia o non piaccia, i grillino hanno una potenza sulle piattaforme web e social talmente importante da essere sfuggiti al sistema fino a diventare uno dei maggiori movimenti politici italiani. I voti non si ottengono più nei salotti o nelle fabbriche. Un po' perché è cambiata l'industria e un po' perché anche la parola salotto dà il senso della muffa. C'è un'aria di rinnovamento talmente forte che la crossmedialità 2.0 è l'unica soluzione che al momento consigliamo.

 

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