Quanto conta la personalità nel lavoro?


In un contesto storico segnato dai repentini cambiamenti nelle strutture organizzative, non è sufficiente mettere lavoratori bravi a fare le cose più importanti. Questo perché il “prodotto di una persona” in un contesto lavorativo dipende non solo dalla sua conoscenza, ma anche dalla sua personalità, ovvero da quei fattori che guidano gli atteggiamenti ed i comportamenti di un lavoratore. Non conoscendo gli aspetti della personalità dei propri lavoratori, non si può guidare la propria azienda nel migliore dei modi.


La personalità dei lavoratori offre importanti spunti di riflessione in relazione alle modalità da adottare per una valorizzazione dei lavoratori stessi, per poter incrementarne in questo modo la produttività lavorativa. A tal proposito occorre considerare le caratteristiche delle persone che lavorano all’interno dell’azienda, tenendo conto del fatto che uno studio approfondito sulla personalità dei lavoratori offre degli strumenti validi per affrontare efficacemente il problema.

Attraverso lo studio della personalità dei lavoratori è possibile sviluppare strategie di miglioramento, prestando particolare attenzione alla crescita delle potenzialità e alla riduzione dei limiti, per migliorare le singole performance sul lavoro e le interazioni tra i lavoratori. I datori di lavoro dovrebbero riflettere attentamente sulla disposizione delle postazioni in ufficio, adottando strategie efficaci per migliorare l'efficienza ma anche stimolare la creatività. Se da un lato è opportuno raggruppare i dipendenti a seconda delle mansioni e degli incarichi, può rivelarsi utile "mescolare" personalità e temperamenti differenti, favorendo così l'innovazione.
Analizzando le singole personalità dei lavoratori, inoltre, si possono creare abbinamenti molto produttivi: una persona calma e pacata ha un maggiore effetto positivo sugli altri, così come essere circondato da collaboratori allegri ed energici giova senza dubbio al dipendente molto stressato. 

 

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