Panama Papers: la fine dei paradisi fiscali?

I Panama Papers , la più grande fuga di notizie della storia della finanza, hanno per la prima volta dato sostanza ai peggiori sospetti sui paradisi offshore. Le élite politiche dell’Occidente sono state costrette a confrontarsi con l’emergenza globale dell’evasione fiscale, che consente alla classe dei super ricchi di nascondere le loro ricchezze intestandole a società con sede in zone remote. In Italia sono già partite due petizioni per abolire i paradisi fiscali e la chiusura dei conti offshore dove si fanno transitare patrimoni che valgono il prodotto interno lordo di interi stati.

Nello specifico cosa vuol dire Panama papers?


Panama Papers è il nome dato agli 11,5 milioni di documenti emersi grazie a un’inchiesta giornalistica. L'inchiesta è stata svolta da 378 giornalisti, appartenenti a testate di diversi Paesi, associate nel "The International Consortium of Investigative Journalists" (ICIJ). Per l'Italia, il lavoro è stato svolto in esclusiva da "l'Espresso". Precisamente, l'inchiesta " Panama Papers " riguarda lo studio legale Mossack e Fonseca di Panama,  uno dei maggiori fabbricanti al mondo di società offshore. Offshore (in gergo finanziario "all'estero") indica paesi in cui si pagano tasse molto basse e la proprietà di società e conti correnti è segreta. Questi stati sono spesso utilizzati da chi cerca di rendere irrintracciabile una parte o tutta la propria ricchezza.

 

A lanciare la campagna “ Basta ai paradisi fiscali per dire basta alla povertà ” è stata per prima la ong Oxfam Italia che in sette giorni ha raccolto oltre 217 mila firme. I destinatari di questa campagna sono il premier Matteo Renzi e il governo italiano ai quali si chiede di intraprendere 3 azioni fondamentali: tassare i super ricchi e le grandi imprese dove producono i propri profitti, imporre alle multinazionali l'obbligo di trasparenza sui flussi di capitale e premiare i contribuenti onesti con sgravi e vantaggi fiscali.

  

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